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Carnevale romano, una tradizione tra dolci e maschere allegoriche

Carnevale romano, una tradizione tra dolci e maschere allegoriche

Una delle feste che più di tutte ha subito in modo netto l’ascesa della pandemia è sicuramente il Carnevale che fa dell’assembramento una delle colonne portanti della festa. E’ la festa in maschera per eccellenza che si caratterizza per sfilate, cortei e marce di accompagnamento ai classici carri allegorici. Ma se strade e piazze sono ancora contingentate, in attesa di poter riaprire e tornare ad una vita normale, il Carnevale si festeggia in cucina. Tra i classici romani non mancheranno anche quest’anno: Frappe, Castagnole e Ravioli. Sono questi i tipici dolci del Carnevale romano. Buoni, fritti secondo tradizione, ma riproposti anche al forno e in versioni più light ma comunque deliziose.

Le castagnole

Le castagnole sono le tipiche palline di pasta fritta, soffici, lievitate e ricoperte di zucchero semolato. Nel tempo anche questo dolce tipico del Carnevale ha trovato interessanti varianti nel ripieno. Da semplice, realizzato con sola pasta, a farciture più o meno fantasiose. Prime tra tutte sono deliziose quelle alla crema pasticcera, alla ricotta o al cioccolato.

Le frappe

Le frappe sono quelle sottili striscioline, fragranti e leggerissime, ricoperte di candido zucchero a velo. Nel tempo sono state inventate alcune varianti: la frappa, infatti, nasce fritta ma nel tempo è stata riproposta anche al forno. Un’alternativa altrettanto fragrante e buona ma meno grassa. Le frappe, inoltre si trovano aromatizzate alla vaniglia, a vari liquori o ricoperte di cioccolato. La frittura è la morte sua ma esistono delle gustosissime varianti cotte al forno. Forse è il dolce per eccellenza del Carnevale, quello che più si identifica con la festa più colorata e chiassosa dell’anno.

I ravioli

Infine, sua maestà i ravioli. Un dolce meno noto di frappe e castagnole ma che merita di essere assaggiato. I ravioli sono dei dolci fritti e ripieni di cioccolato, ricotta e a volte cannella. La forma è quella classica dei ravioli ma il sapore è tutta un’altra cosa. Si passa dal tradizionale salato al dolce, anzi dolcissimo.

Della cultura romana però fanno parte, oltre ai dolci, anche delle famosissime maschere allegoriche. Meo Patacca e Rugantino sono le maschere tipiche della tradizione popolare romana, ormai un po’ in disuso. Meo Patacca è un popolano spaccone e attaccabrighe, sempre pronto a buttarsi nella mischia, tipico personaggio di Trastevere secondo la tradizione: per travestirsi da Meo Patacca occorrono una giacca di velluto, pantaloni stretti fino al ginocchio con una sciarpa colorata come cinta ed i capelli raccolti in una retina. Rugantino è sicuramente la maschera simbolo di Roma: un giovane popolano arrogante e romantico protagonista di una delle storie d’amore più famose della tradizione romana rappresentata anche in vari musical a teatro. Come ci si traveste da Rugantino? Nulla di molto diverso rispetto a Meo Patacca. Bastano pantaloni al ginocchio, fascia intorno alla vita come cinta, camicia con casacca e fazzoletto al collo. Abiti semplici da perfetto personaggio del popolo romano. Entrambi i personaggi, di questo siamo sicuri, sono ghiotti di dolci carenevaleschi romani.

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