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Quello artigianale lo si riconosce subito. L’odore inconfondibile. La forma particolare. Poi la croccantezza della crosta e la morbidezza della pasta interna. Il panettone vuol dire Natale e Natale vuol dire panettone. Tutti almeno una volta nella vita lo hanno assaggiato, altri preferiscono il pandoro. Gli appassionati adorano quello ricercato.     Che siate dei “pandoristi” o dei “panettoniani” vi consigliamo di avvicinarvi alle feste di Natale degustando ottimi panettoni.   Con l’occasione TTsfood vuole  ricorda che le origini del panettone sfumano a tratti nella leggenda. Principalmente nel nostro paese sono due le storie che godono di maggior credito: La prima fa riferimento a Messer Ulivo degli Atellani, la seconda narra la vicenda del cuoco al servizio di Ludovico il Moro.

  1. Messer Ulivo degli Atellani, falconiere, abitava nella Contrada delle Grazie a Milano. Innamorato di Algisa, bellissima figlia di un fornaio, si fece assumere dal padre di lei come garzone e, per incrementare le vendite, provò a inventare un dolce: con la migliore farina del mulino impastò uova, burro, miele e uva sultanina. Poi infornò. Fu un successo strabiliante, tutti vollero assaggiare il nuovo pane e qualche tempo dopo i due giovani innamorati si sposarono e vissero felici e contenti.
  2. Il cuoco al servizio di Ludovico il Moro fu incaricato di preparare un sontuoso pranzo di Natale a cui erano stati invitati molti nobili del circondario, ma il dolce, dimenticato per errore nel forno, quasi si carbonizzò. Vista la disperazione del cuoco, Toni, un piccolo sguattero, propose una soluzione: «Con quanto è rimasto in dispensa – un po’ di farina, burro, uova, della scorza di cedro e qualche uvetta – stamane ho cucinato questo dolce. Se non avete altro, potete portarlo in tavola». Il cuoco acconsentì e, tremante, si mise dietro una tenda a spiare la reazione degli ospiti. Tutti furono entusiasti e al duca, che voleva conoscere il nome di quella prelibatezza, il cuoco rivelò il segreto: «L’è ‘l pan del Toni». Da allora è il “pane di Toni”, ossia il “panettone”. (Fonte Wikipedia). 

 

 

 

Come ormai succede da anni  “Puntarellarossa” stila la classifica dei migliori panettoni artigianali della Capitale. Noi vi riportiamo l’elenco degli esperti, a voi la scelta.

  •  Nero Vaniglia  Il panettone Nero Vaniglia, arrivato in finale nella World Championship di qust’anno a Parma, è realizzato con ricetta a due impasti, lievito madre tenuto in acqua e burro francese Pamplie di latteria.
  • La boulagerie di stampo francese nel quartiere Trastevere non può mancare nella rassegna dei luoghi romani dove trovare i migliori panettoni.  Ricetta tutta milanese per stupire  e regalare  l’ottima resa del prodotto finale. Il panettone Le Levain è il classico a due lievitazioni, farcito di uvetta e arancia candita di Agrimontanaburro Elle&Vire con il tocco finale della copertura croccante alle mandorle.
  • Antico Forno Roscioli,  La produzione del dolce milanese simbolo delle festività è incessante e variegata, sia per i gusti che per i formati. Si parte dal panettone da 0,5 kg (pezzatura che viene sfornata solo fino al 15 dicembre), per salire ad 1 kg e 3 kg. Anche il classico ha due varianti, quella con mandorle in copertura o senza. Inoltre: panettone senza canditi con uvetta e moscato, panettone al cioccolato e pere, o solo al cioccolato.

 

 

  • Forno Pane e Tempesta in zona Colli Portuensi. E’ in questi luoghi che nasce, dopo 3 giorni interi di lavorazione, il panettone artigianale. Una ricetta, per il panettone di Pane e Tempesta, del tutto naturale, senza emulsionanti ma solo aromi autentici. La lista degli ingredienti comprende farina tipo 0, burro, zucchero, tuorli, lievito naturale. Si inizia a pastificare a fine novembre per garantire freschezza, qualità delle materie prime e genuinità del prodotto finale.
  •  Santi Sebastiano e Valentino, il laboratorio che sforna ogni settimana 4 tipologie diverse di panettone. Classico con uvetta e canditi, cioccolato Valhrona e aranciacioccolato bianco e frutti di bosco e per finire la novità dell’anno: mandorla e albicocca candita.  La ricetta? Rigorosamente con doppia levitazione e l’utilizzo di ingredienti di prima scelta quali la farina di agricoltura biologica e grano italiano Sobrino, il lievito madre e le uova bio.
  •  Panificio Nazzareno di Ponte Milvio. La sua ricetta prevede l’impiego di aromi naturali al 100%, quindi lievito madre, burro belga, scorza di arance, di limone e bacche di vaniglia.  Dalla versione classica, disponibile anche senza uvetta e canditi, il panificio Nazzareno deriva diverse declinazioni che hanno come protagonista il cioccolato Valhrona: cioccolato Valhrona e rum, cioccolato Valhrona e limoncello, cioccolato Valhrona, mandorle e miele. C’è spazio persino per il panettone salato gourmet, ideale per aperitivo e accompagnamento al pasto, in quanto farcito con pomodori secchi e pecorino di grotta.

 

 

 

  •  Fafiuché, il winebar di Monti.  Un panettone a lievitazione naturale con lievito madre,  gocce di cioccolato fondente e gelatina di Bric del Gaian. Il Bric del Gaian è una grappa di moscato che ha aromi di frutti di bosco, pompelmo e vaniglia. Con un procedimento, si dealcolizza la grappa e si produce una gelatina. Il risultato è un panettone di una straordinaria morbidezza e un sapore davvero originale e buono.
  • La storica pasticceria di via Cola di Rienzo produce il panettone secondo la ricetta del fondatore, che risale al 1935.  Due sono le tipologie: il panettone Come una volta, classico con uvetta australiana e arancia candita; il panettone ai 5 cioccolati che è stato rielaborato utilizzandone 5 diverse tipologie. Entrambe le varianti sono da 1 kg e vengono realizzate con burro di alta qualità e vaniglia bourbon.

 

 

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