
Tirtlan dell’Alto Adige, il cibo street food più settentrionale d’Italia
L’Italia non è solo la nazione delle biodiversità. L’Italia non è solo il paese dai mille territori diversi che in pochi chilometri regalano paesaggi di montagna e mare unici nel suo genere. L’Italia non è solo il territorio dei mille dialetti, delle mille lingue rappresentatrici di tradizioni e costumi diversi tra loro. L’Italia è anche e soprattutto il paese dalle mille cucine. Delle mille ricette. Da Trieste a Palermo una infinità di sapori ed eccellenze uniche nel suo genere grazie ad una cultura culinaria millenaria.
In questa tappa, grazie all’approfondimento di Carolina Pozzi Editor di CiboToday, ci fermiamo nel profondo nord. In Alto Adige, terra di zuppe, i pani scuri locali, lo strudel e gli immancabili canederli. Non solo cucina no strana ma anche bontà on the road. E allora è proprio il caso di parlare di una storia particolare, di un prodotto superlativo e pieno di gusto che si chiama Tirtlan (o Tirtlen) e ha in comune con altri esempi a diverse latitudini almeno una cosa: la frittura. Ecco la storia del particolare ‘punto d’incontro’ tra ravioli e frittelle, e delle sue molte farciture, sfoglie ripiene, infatti, venivano inizialmente fritte nello strutto, disponibile in inverno dopo la macellazione del maiale e più tardi sostituito dall’olio.
Le origini contadine del Tirtlan
“Come buona parte delle paste ripiene, scrive Cibotoday, anche i Tirtlan sono nati per proteggere non solo un ripieno in cottura, ma anche per renderlo più facilmente consumabile (anche ‘in movimento’) nonché conservarlo più a lungo. Un cibo pratico anche per pasti fuori casa, diventato importante nei giorni di festa in famiglia e servito spesso insieme alla zuppa d’orzo. Ma anche durante gli eventi in comunità. Questi ‘ravioli’ si servono alle feste di paese, e sono una delle pietanze principali del Törggelen. Ovvero l’antica usanza, diffusa soprattutto nelle zone a vocazione vinicola, per la quale durante le ultime fasi del lavoro in vigna e nei giorni verso la vendemmia ci si riunisce per condividere sostanziose merende. I bicchieri di Suser, ovvero il succo d’uva prima della fermentazione, si affiancano a speck, formaggi, castagne arrosto e i nostri Tirtlan”.
Il ripieno classico è a base di ingredienti semplici come la ricotta, altri tipi di formaggio cagliato o quark, gli spinaci, un po’ di cipolla, sale e pepe. Si rosola tutto in padella e si dispone tra due strati di pasta, tirata molto fine. La forma può essere indistintamente tonda o quadrata: l’importante è sigillare bene i bordi, anche in punta di forchetta. Dunque paese che vai ricetta che trovi. Eccellenza che trovi e i Tirtlan sono delle vere e proprie eccellenze. In bocca una esplosione di gusto, ricco e fragrante. Nell’area circostante un profumo irresistibile.
Si può optare inoltre per verza e crauti, per le patate lessate e passate in padella con la cipolla e magari un po’ di speck, o — perché no — per una combinazione di quello che si ha in casa. Di recente, si è diffusa anche un’altrettanto golosa versione dolce. Il ripieno in questo caso è composto da ricotta, miele e semi di papavero. La frittura, invece, resta imprescindibile.
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